benedetto“Benedetto”

Marche Rosso IGT

E’ commozione “Benedetto”.

Un ridere di firmamento bambino nella tenerezza buia e profonda della notte.

Il darsi di un frutto giovane, rosso, maturo.

E’ saggio e fanciullesco.

Ed è una fiaba antica, un cuore incantato e puro che ascolta.

Dei nostri vini, è colui che conosco meno. Nasce dopo la lunga, affilata tensione dei bianchi, nasce come frutto finale di vendemmia, come dono aggiunto.

A “Benedetto” non si chiede nulla, “Benedetto” dona ciò che è. Ed è gioviale e fresco.

E’ bimbo paffuto d’altri tempi, bimbo troppo buono, troppo innocente.
Saggio dolce come un nonno incapace di negarsi al gioco del suo bimbo.
Anche il nome ha avuto genesi controversa, è un vino che ancora cerco, vino morbido di identità.
Lo destino ad un amico di isola, amico pieno di spine e ritroso, dagli occhi simili a more affamate di bosco.
Amico di forza presente, eppure selvatico, sfuggente.
Lo dedico alle notti fra cielo e mare, affastellate di molte luci, sotto il fascio ritmato e ciclico di un faro arroccato sul tufo.
Lo destino a Benedetto, con cui ho scoperto la possenza spontanea, selvatica e generosa fino all’assurdo di ciò che vive, il vigore buono e incurante di ciò che chiamiamo natura.

E’ vino donato, Benedetto.
Vino che varia assecondando i frutti dell’annata. Nel 2012 rinasceva attraverso purezza di Montepulciano.

Oggi ricompone i tre rossi di vigna, Montepulciano, Sangiovese e Cabernet Sauvignon.
Ieri offriva largo mantello di sciolta tenerezza, oggi la vivacità di una vigna agile e fresca, poco incline alla riflessione matura delle uve rosse.

“Benedetto” è vino in divenire, vino che – in amore- cerca identità. Viene vendemmiato nel corso di tre ondate, a seconda dei tempi di maturazione delle uve, che seguono diverse storie di vinificazione.
definitivi Etichette VinoDiGiuliaBENEDETTO
Conosce in affinamento il legno, legno compatto di barrique, in parte giovane ed in parte vissuta.
Vi dimora per un anno, riposa poi brevi mesi in acciaio, ed evolve in bottiglia il cuore della sua adulta identità.  

E’ per me della tenerezza la commozione, sigillo della semplicità di un dono, amore donato senza averlo cercato, armonia assolta misteriosamente e per suo conto.

“Benedetto” resta in me amico profondo di isola.

Bellezza che ancora non ha forma, e che stupisce, perché incapace di rispondere ad un progetto.
Benedetto è – in me- vino ricevuto, non cercato.

Vino libero, come è l’accoglimento dell’amore. Perfezione compatta di un sorso, docile eppure vivo, mansueto ma preciso.
Vino che è puro assenso, come i volti marchigiani.
Vino affinato nella purezza del buono.
Vino che io accolgo come faro, come ultima, inattesa stella che precede una nuova alba.

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